STORIA DEL QUARTIERE TIDEI (a puntate) di Giovanni Bassetti

In tempi di globalizzazione disumana e furente, di omologazione imperante, di perdita progressiva della memoria storica a favore di un attualismo diabolico e senza volto, ''medievale'' ansia della Tecnica, c'è parso opportuno e necessario ritornare indietro, sui sentieri ormai abbandonati del Passato e delle origini. Il quartiere Tidei o Borgatella, come eravamo da bambini abituati a chiamarlo, ha sempre rappresentato un mistero anche nominale per l'Esterno. I cittadini che vi abitano dall'inizio ricordano benissimo lo stupore nei volti delle persone a cui si doveva dire dove vivessimo. "Abito a Tidei."- "Dove?"-"Tra S.Basilio e S.Cleto"-"Ah, e dì San Basilio no?". Era questa l'espressione tipo che ci veniva rivolta dopo che si era provati a pronunciare il nome del luogo dove abitavamo. Eppure, si, Tidei aveva (ha ancora?) una sua identità e storia peculiari e differenti rispetto a San Basilio ed a San Cleto. Che devono essere con forza ribadite e ricordate. Prima del 1950, al posto dell'odierno quartiere Tidei v'era un campo acquitrinoso, soprattutto coltivato da fattori a grano, anche se più spesso lasciato a riposo. Il pascolo delle pecore e delle vacche era il suo ''bucolico'' destino. Tutto ebbe inizio nel 1954, quando la nobile possidente Elena Tidei diede vita ad una lottizzazione abusiva, formata da 67 fazzolettini di terra, raggiungibili da quattro strade sterrate. Si narra che la signora Tidei fece tracciare, nel '54, da un contadino marchigiano di nome Giuseppe, un solco per delimitare lo spazio sul quale doveva essere fondato non un quartiere, ma un paese delle Marche. In pochi anni i lotti di terreno furono acquistati da famiglie quasi esclusivamente provenienti dalle Marche. Dopo poco tempo spuntarono le prime abitazioni, costruite dagli stessi proprietari, ad un solo piano o due al massimo, in blocchetti di tufo, non intonacati all'esterno. C'era il pozzo per il prelievo dell'acqua e l'illuminazione a gas o a petrolio. Nel 1955 vi abitavano già una decina di famiglie. Man mano la popolazione aumentava, stretta e raccolta nelle sei-mini vie, via Fossombrone, Montecassiano, Serravalle di Chienti, Castelplanio, Monte San Vito, via Pollenza era scarsamente abitata, vi dominava un prato indomito e selvaggio, via Casal Tidei e Belforte del Chienti sono state create solo dopo il 1990. Quartiere bunker poteva esser definito, irraggiungibile dagli autobus, le piccole strade private chiuse da muri eretti dai cittadini (l'ultimo, quello che separava la vecchia via Fossombrone dalla nuova via Fossombrone è stato demolito il 16/02/04, dopo più di quarant'anni, a causa dell'acquisizione delle strade da parte del Comune di Roma), o da ''barriere naturali'' come la marana che occupava la zona dove c'è la nuova via Montecassiano e circondava la vecchia via Castelplanio, lo stradone fangoso (che ora è sostituito dalla nuova via Fossombrone), e che un tempo era il ponte tra Tidei e San Basilio, costeggiato da un terreno oscuro e struggente, che assume rilievi mitici al ricordo di tante generazioni di noi tideiani, che da ragazzini c'andavamo a giocare ed a fantasticare. Un mondo felicemente chiuso in se stesso, che provvedeva in modo autonomo alle sue esigenze. La popolazione superava di poco le 2000 unità, ci si conosceva tutti, il substrato economico-sociale era omogeneo, costituito da una piccola borghesia prevalentemente catto-comunista e raccolta sotto le insegne della Madonna del Rosario, protettrice del quartiere, all'interno dell'epica Chiesa-garage di via Fossombrone, che per trentacinque anni (ora c'è la chiesa di Sant'Agostina in via Casal Tidei, ma ne parleremo più avanti) è stata il cuore spirituale della vecchia Borgatella-Tidei. Dal 1973, per onorare la Madonna della Borgatella, venne istituita la festa della Madonna del Rosario, che quasi ininterrottamente s'è ripetuta ogni anno i primi giorni d'ottobre. Quello era il momento per osservare dal vivo la coesione e la vitalità del quartiere. Le strade si coloravano di bandiere e luci (ogni strada ne sceglieva simbolicamente uno: via Fossombrone il bianco della purezza, essendo la via della Chiesa, via Montecassiano il giallo, e così andando......in un climax d'arcobaleno), da balcone a balcone filamenti e creazioni colorate l'attraversavano, la sera era un gaudio irreale. La processione della domenica di festa la si respirava in un clima autenticamente sacrale e partecipato: una scia di candele accese che procedeva per il quartiere unita. Fino ai primissimi anni novanta il tempo s'era sospeso nel nostro chiuso quadrante. Taluni abitanti divenivano personaggi di riferimento, per la profusione gratuita e instancabile al servizio dello stesso. E allora come non citare il mai abbastanza rimpianto prof. Franco Porrone dell'antico e glorioso Comitato, che resse le redini della Festa e non solo fino al 1992, ma anche don Pierino che nel 1980 creò il giornale ''Borgatella'', con pochissimi mezzi), l'infuocato don Domenico, Mariano Bassetti, Savina Caporali&Silvana D'Aloisio, per non dimenticare Maurizio Sallusti e il compagno Stefano Ugazio, che quotidianamente s'impegnano per migliorare il quartiere. Il nostro modo di essere era un vero e proprio stile di riconoscimento: lo stile Tidei. La pur bella urbanizzazione, che dal '90 in poi ha prodotto ampi spazi, nuove strade larghe, un'ampia area di mercato, giardini, una nuova scuola etc., ha reciso però, e per sempre, alcune caratteristiche che rendevano speciale la nostra zona; l'assenza di traffico, il sentirsi parte di un'oasi di tranquillità. E' uno scotto che si paga al cosiddetto Progresso. Così come la fine del silenzio e di quell'aura di pace che si respiravano, altri pregi del vecchio q. Tidei, per non parlare della reciprocità e l'aiuto vicendevoli, che non si trasformavano mai in invadenza. Il rispetto per l'altro come paradigma esistenziale. Gli esempi di ciò sono ormai Storia: le strade, all'inizio in terra battuta, polverose d'estate e fangose d'inverno, vennero brecciate e, nel 1974, asfaltate a spese degli abitanti. La prima scuola di Tidei fu costruita in via Pollenza negli anni '75'76. La determinazione e mobilitazione dei cittadini furono enormi, desiderosi di dare un luogo sicuro dove far iniziare gli studi ai propri figli. L'edificio, a margine del prato scarmigliato, fu ultimato il 18/12/76 e venne utilizzato dalla scuola elementare dal 7/01/77 e dalla scuola media il 17 febbraio dello stesso anno. Nella scuola di via Pollenza, i giovani di allora, da volontari, si trasformarono in maestri e professori, per coprire cattedre vacanti e, per realizzare, a pieno, la conquista della scuola e difenderne il suo senso ''particulare''. Un complesso dell'arroccamento che ci portava ad esser determinati nel dipanare questioni essenziali come quella dell'illuminazione pubblica delle strade. Che ottenemmo il 28 ottobre 1981. Nel 1986 l'Italgas attivò le forniture del metano, allacciando circa 200 utenze. Giovanni Bassetti . . . . . . . . . . . c o n t i n u a . . . . . . . . . . . . . . . v e c c h i o q t i d e i@l i b e r o . i t


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